Published On: 25 Giugno 2026

Lo scorso 7 Aprile è entrata in vigore una nuova legge introdotta dalla Legge annuale per le PMI che secondo la Confartigianato tutela le denominazioni ‘artigianato‘, ‘artigiano‘ e ‘artigianale‘, punendo con sanzioni severe chiunque le utilizzi senza essere iscritto all’Albo delle Imprese Artigiane.

Il divieto di utilizzo di questi termini si applica a:
– denominazione dell’impresa;
– insegna;
– marchio;
– promozione di prodotti e servizi.
Ecco ciò che ha dichiarato il presidente della Confartigianato Marco Granelli:
Finisce così l’era dell’ambiguità terminologica e della concorrenza sleale: vince l’autentica eccellenza del Made in Italy. Questa norma riconosce finalmente il valore dei prodotti e dei servizi autentici e tutela i consumatori. Da oggi, chi acquista ‘artigiano’ ha la certezza legale di premiare il lavoro, l’ingegno e la passione dei nostri veri imprenditori“.
Davvero con questa normativa il termine “artigianale” torna a significare qualità e competenza?
Davvero questo significa tutelare l’artigianato e gli artigiani?
Da quando è entrata in vigore ho letto i commenti di chiunque lavori nel settore e quello che ho visto tra gli artigiani è stato solo scagliarsi gli uni contro gli altri, contro gli hobbisti e chi non ha una partita iva.
Come sempre si fa la guerra alle persone sbagliate.
Infatti mi chiedo, è davvero questo il punto?

In primis, credo che la parola “ARTIGIANO” prima ancora di tutto sia stata svuotata del suo valore semantico.

Il dizionario Treccani scrive del termine “artigiano“:
1. s. m. Chi esercita un’attività (anche artistica) per la produzione (o anche riparazione) di beni, tramite il lavoro manuale proprio e di un numero limitato di lavoranti, senza lavorazione in serie, svolta generalmente in una bottega;
2. agg. Di artigiano, degli artigiani: lavoro a.; industrie a.; mostra, fiera artigiana.
E in secondo luogo, che sia solo un modo per “fare cassa” dal momento che la stessa Confartigianato e il Governo sono consapevoli di aver perso negli ultimi 10 anni più di 400.000 artigiani, fuggendo dal reale problema perché sarebbe come ammettere di aver fallito:
– la pressione fiscale sempre più schiacciante;
– l’assoluta mancanza e incapacità di valorizzare e tutelare, per davvero, gli artigiani e la loro maestria.
Sfortunatamente, come ho dichiarato in una recente intervista per Silent Luxury – The lifequality Magazine:
Quando si perde un artigiano, si perde l’arte!

Ma chi è davvero un artigiano?

Un artigiano è colui che:
– crea con le proprie mani qualsiasi cosa sia capace di partorire la propria anima;
– crea prodotti unici al mondo attraverso un processo creativo trasparente e sostenibile e su piccola scala;
– ogni giorno sceglie di custodire con cura e preservare senza alcun aiuto un patrimonio culturale inestimabile riuscendo dove nessun Governo è stato mai capace;
– tramanda il sapere da generazioni (stiamo parlando di secoli!);
– sa fare qualcosa che in pochi al mondo sanno fare;
– valorizza il suo territorio, la storia della sua comunità, racconta l’identità regionale;
– resiste in un sistema che non gli appartiene più!
Noi artigiani siamo voci che lavorano silenziosamente, ma chi ha davvero il coraggio e la voglia di ascoltarci?
Pier Paolo Pasolini una volta disse:
Il giorno in cui questo Paese perderà contadini e artigiani non avrà più storia.
Ecco che il Governo e la Confartigianato devono ridare DIGNITA’ e VALORE all’artigianato partendo dagli artigiani, che chiedano a noi di cosa abbiamo bisogno e cosa possiamo fare insieme!
Nonostante ciò, l’artigianato per fiorire ha bisogno di tutta la comunità!
Anche il consumatore può fare la differenza, perché può scegliere chi supportare e cosa acquistare. Troppo spesso dimentichiamo o forse non ne siamo pienamente consapevoli che il potere è sempre nelle nostre mani!