Oggi voglio parlarti del movimento di attivismo della moda più grande al mondo, Fashion Revolution, fondato da Carry Somers e Orsola de Castro nel 2014, dopo il disastro del crollo del Rana Plaza nel 2013. Nasce con lo scopo di evitare che tragedie come questa si ripetano in futuro chiedendo maggiore trasparenza nelle proprie filiere ai brand di tutto il mondo.
Ogni anno viene organizzata la campagna Fashion Revolution Week che consiste in sette giorni d’azione, dal 22 al 29 aprile, per mostrare progetti di attivisti in tutto il mondo, sfidare il modo in cui la moda viene creata e consumata e ispirare un’azione collettiva.
Oggi 24 aprile ricorre il 10° anniversario del Rana Plaza. Ma cosa è successo quel giorno?
Il 24 aprile 2013 è avvenuto il crollo dell’edificio della fabbrica Rana Plaza a Dhaka, in Bangladesh, dove hanno perso la vita 1.138 persone e ne sono rimaste ferite altre 2.500.
E’ il quarto più grande disastro industriale della storia.
Quando la struttura aveva iniziato a scricchiolare e sui muri si vedevano le prime crepe, tutti gli appartamenti e negozi presenti nell’edificio erano stati chiusi ed evacuati, tranne le cinque fabbriche di abbigliamento, i cui lavoratori sotto la minaccia di perdere un mese di salario e senza avere un sindacato che li rappresentasse, sono stati costretti a rimanere.
Al Rana Plaza si producevano capi d’abbigliamento anche di brand italiani, come il trevigiano Benetton.
Il disastro del Rana Plaza ha portato alla luce la diffusa mancanza di trasparenza nelle catene di approvvigionamento della moda globale e soprattutto come questa possa costare vite umane.
All’interno dell’industria della moda globale, i salari dei lavoratori tessili sono bassi, i marchi continuano a rifornirsi da regioni in cui è impossibile, difficile e/o pericoloso per i lavoratori formare sindacati e contrattare per maggiori diritti, c’è mancanza di salute, sicurezza e tracciabilità.
Dal 2013 la sicurezza in Bangladesh è migliorata notevolmente, grazie all’Accordo internazionale per la salute e la sicurezza nell’industria tessile e dell’abbigliamento. L’Accordo ha avuto successo perché è legalmente applicabile, dà potere ai sindacati e ha al centro ispezioni indipendenti, formazione dei lavoratori e un meccanismo di reclamo.
Oggi in Bangladesh 2.200.000 lavoratori lavorano in un posto sicuro.
È giunto il momento di chiedere che nessuno più muoia per la moda! Firmiamo insieme le petizioni!
Nel 2018, Fashion Revolution ha creato un manifesto in 10 punti che consolida la propria visione di un’industria della moda globale che preserva e ripristina l’ambiente e valorizza le persone rispetto alla crescita e al profitto. Da allora, oltre 14.000 persone in tutto il mondo hanno firmato il loro nome a sostegno della trasformazione di queste richieste in realtà.
Firma anche tu il manifesto qui: MANIFESTO : Rivoluzione della moda (fashionrevolution.org)

