Published On: 18 Giugno 2026
Ogni giorno nel settore della moda si sente parlare di artigianalità, made in Italy, lusso, eccellenza… ma quanto di questo è vero?
C’è un fenomeno diffusissimo chiamato “Craftwashing”, letteralmente “lavaggio dell’artigianato”, del quale se ne parla poco, o meglio per niente.
Il Craftwashing, come il Greenwashing, è una strategia di marketing utilizzata dai grandi brand che inganna il consumatore perché assolutamente falsa!

Oggi, come lo è per la sostenibilità, dire di qualcosa che “è artigianato” è diventato una moda, un semplice trend!

Se il Greenwashing si verifica quando i marchi si spacciano falsamente per sostenibili e responsabili nei confronti dell’ambiente, il Craftwashing lo è quando:
– i prodotti realizzati a macchina, quindi industriali, vengono commercializzati come fatti a mano, creati artigianalmente;
– attraverso collaborazioni i prodotti vengono realizzati da artigiani sfruttati e non pagati (o pochissimo);
– l’artigianato tradizionale viene imitato e prodotto in serie senza onorare la cultura e l’identità di una determinata comunità;
– e ancora più grave per noi italiani, quando viene definito anche Made in Italy, quindi fatto in Italia, ma non ha niente di italiano né le materie prime né la sede di manifattura visto che è quasi tutto delocalizzato all’estero.

Oggi il nome o logo del brand su di un’etichetta NON garantisce più l’etica del brand stesso, né certifica la provenienza delle materie prime, l’artigianalità del capo, la sede di manifattura e le condizioni di lavoro degli operai tessili.

Un tempo il “Made in Italy” era veramente fatto in Italia, ora di questo possiamo vantarci solo noi artigiani italiani.
Noi artigiani che creiamo con le nostre mani e menti in Italia, utilizzando e valorizzando materie prime del territorio italiano nel rispetto dei fornitori, clienti e dell’ambiente.

Sono tantissimi i casi di craftwashing da parte dei grandi marchi della moda, e perché si fa tutto questo?

Affinché il brand appaia agli occhi dei consumatori più autentico ed etico, capace di valorizzare il lavoro manuale e le arti antiche, facendo leva sul loro desiderio di acquistare in modo più responsabile, per far percepire i capi come di qualità e valore e per giustificarne il prezzo di vendita.
E’ tutta un’illusione!
L’artigiano e il suo sapere viene strumentalizzato semplicemente a fini commerciali.

Ecco che il sapere artigianale fatto di tecniche, simboli, linguaggio sociale, spirituale e culturale tramandato di generazione in generazione, memoria, storia e tradizione viene privato e svuotato della sua identità e unicità.

Tutto questo ha un impatto distruttivo su noi artigiani!
Sminuisce e indebolisce non solo la nostra maestria ma anche i valori sui quali si fonda l’artigianato, appropriandosene.
Inoltre non porta il consumatore a scegliere un consumo più locale.
E’ tutta un’illusione!
L’artigiano e il suo sapere viene strumentalizzato semplicemente a fini commerciali.
Eppure in quanto a questo tutto tace.
Nessun Governo mette in atto misure contro questi giganti dell’industria per mettere fine a questo fenomeno e tutelare l’artigianato.
Anzi, quest’ultimo pensa bene di emanare leggi che vanno come sempre a discapito dei più piccoli!
Noi artigiani non possiamo usare la parola “artigianato“, mentre chi non lo è e non lo fa può farne l’uso che vuole!