Dalla mia Rubrica Nodi Ancestrali
La storia di Gandhi e dell’indipendenza dell’india la conosciamo tutti bene. Qui voglio parlarti del rapporto che Mahatma aveva con la tessitura e la filatura.
Per lui la tessitura era un gesto di non-violenza. La violenza lacera, mentre la non-violenza unisce, ricompone ciò che è stato lacerato, come la tessitura di un tessuto.
Fu proprio Gandhi a diffondere l’uso di abiti di stoffa filata e tessuta a mano in India.
Era una scelta di povertà, ma anche un modo per opporsi all’acquisto di vestiti di stile occidentale provenienti dall’Inghilterra.
Il Charkha
“Ogni rivoluzione della ruota tesse la pace, la buona volontà e l’amore.”
Come puoi vedere dall’immagine di copertina, lui tesseva da solo i propri vestiti con il Charkha, il filatoio manuale.
Charkha in lingua persiana significa cielo o spazio.
Simboleggia ordine e armonia. I suoi fili tessono l’ordito e la trama del tessuto della nostra società.
Tesseva ogni giorno per un’ora.
Tutti i membri del suo Ashram, il luogo dedicato alla meditazione e alla preghiera, dovevano tessere. Infatti ben presto, il charkha divenne anche terapia meditativa.
Come strumento di non-violenza, seguendo l’esempio di Gandhi, tutti iniziarono a filare. Dai combattenti non violenti per la libertà dell’India nelle prigioni, ai semplici cittadini durante le manifestazioni politiche, gli incontri di preghiera, negli ashram e persino sui treni.
L’arcolaio ebbe il potere di unire l’intero Paese.
Il Khadi
“Se riusciamo a coltivare dentro di noi lo spirito del Khadi possiamo circondarci di semplicità in ogni passo della nostra vita.“
Come ho detto prima, lui tesseva con il charkha i suoi vestiti, ovvero il khadi, il tessuto tradizionale indiano.
Khadi in lingua persiana deriva da khaddi che significa buca o cavità nel terreno sotto il telaio.
Simboleggia ordine e armonia. I suoi fili tessono l’ordito e la trama del tessuto della nostra società.
Il khadi è una stoffa in cotone organico indiano, filato e tessuto a mano.
Gandhi lo indossava sempre durante tutte le sue pratiche quotidiane, infatti divenne un abito spirituale e sociale, simbolo dell’indipendenza dell’India.
Era convinto che oltre all’agricoltura, la filatura e tessitura potessero diventare ulteriore fonte di sussistenza per il popolo indiano e quindi li avrebbe salvati dalla povertà.
Ti riporto qui le sue parole per Young India del 20 maggio 1926:
“Il khadi è l’occupazione che darà lavoro a milioni di persone. Non ha un mercato strutturato come il tessuto follato e non è neanche diventato un articolo da bazar. Ogni metro di tessuto follato acquistato significa oltre il 75% nelle tasche dei capitalisti e meno del 25% nelle tasche degli operai. Invece ogni metro di khadi acquistato significa almeno l’80% del ricavato nelle bocche degli affamati e dei poveri dell’India.
Io posso infondere nelle menti dei lavoratori dell’India la mia fede nella potenza dell’arcolaio non facendo discorsi ma semplicemente filando a mano io stesso.“
Curiosità
Il Charkha assunse una tale importanza che, ottenuta l’indipendenza dell’India, il disegno della sua ruota fu riprodotto sulla bandiera nazionale.

La foto in alto di Gandhi è stata scattata dalla celebre fotografa statunitense Margaret Bourke-White nel 1946, ma poté farlo solo ad alcune condizioni:
- doveva imparare ad usare il charkha e non doveva rivolgergli la parola, perché era il suo giorno di silenzio;
- dato che detestava la luce, Margaret poté usare soltanto tre lampadine per fotografarlo.
Ti consiglio…
Il film autobiografico “Gandhi” (1982), prodotto e diretto da Richard Attenborough. È anche stato inserito dal British Film Institute al 34° posto tra i migliori cento film britannici del XX secolo.
Di visitare il Victoria & Albert Museum di Londra per ammirare l’immensa collezione di materiali in lana, seta e cotone provenienti da ogni parte dell’India e che risale al periodo tra il XVI e il XVIII secolo.
